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La
calvizie avanza e
assieme ad essa il
disagio e l’imbarazzo di
non poter più vantare
una folta e robusta
capigliatura. Succede a
molti uomini, anche
prima dei vent’anni, e
ad una discreta
percentuale di donne.
Che fare? Lasciarsi
andare alla
rassegnazione non é un
buon rimedio anche
perché oggi la scienza
offre diverse soluzioni
per un rapido
reinfoltimento del cuoio
capelluto. L’evoluzione
delle tecniche ha reso
la chirurgia tricologica
possibile anche nei casi
di calvizie ritenuti
fino a poco tempo fa
intrattabili. Metodiche
come l’autotrapianto
monobulbare a mezzo
laser e lo scalp
reduction, utilizzate
singolarmente o in
simultanea combinazione,
consentono ora ottimi
risultati, con una
ridistribuzione della
chioma omogenea e
dall’aspetto più che
naturale.
di Monica Alberti
CONCENTRIAMOCI SULLA
CALVIZIE
Ogni capello nasce,
cresce, invecchia e cade
seguendo un processo
naturale di ricambio.
Capita però che la
caduta fisiologica dei
capelli non viene
compensata da una nuova
ricrescita in quanto i
bulbi hanno cessato la
loro attività
riproduttiva. Si parla
allora di alopecia (una
delle forme più diffuse
é quella androgenetica),
fonte - come é
comprensibile - di
grandi angosce. La
calvizie colpisce
prevalentemente gli
uomini, data la natura
soprattutto ormonale del
problema (la produzione
di androgeni é infatti
uno tra i principali
fattori predisponenti)
ma aumenta sempre più
anche il numero di donne
che si rivolgono allo
specialista per problemi
di diradamento diffuso.
Le cause sono
molteplici: oltre
all’assetto genetico ed
immunologico giocano un
ruolo determinante lo
stress, le condizioni
ambientali, le malattie
infettive, la
somministrazione di
alcuni farmaci e
radioterapie, i
disordini del
metabolismo.
IL DIRADAMENTO AVVIENE
PER GRADI
Non si diventa calvi
tutto d’un colpo: la
calvizie é un processo
che si sviluppa
gradualmente, seguendo
degli stadi precisi e
pressoché simili per
tutti. La sua entità
della calvizie viene
misurata secondo la nota
“scala di Hamilton”, che
classifica il fenomeno
in sette specifici
stadi. Inizialmente la
recessione della
capigliatura interessa
generalmente la regione
fronto-temporale: non é
il caso in questa fase
di parlare di vera e
propria calvizie ma di
un’attaccatura dei
capelli più alta. La
situazione non desta
ancora allarmismi ma é
questione di pochi anni
per veder colpita anche
l’adiacente zona del
vertice fino ad
arrivare, e questo é il
caso dell’ultimo stadio,
ad una stretta striscia
di capelli posizionata a
ferro di cavallo sulla
parte inferiore della
testa.
QUANDO PREOCCUPARSI?
Quando il diradamento
avviene in maniera
graduale. Una vistosa
perdita di capelli
(anche centinaia al
giorno) - riferisce il
dottor Carlo Alberto
Pallaoro, specialista in
chirurgia plastica a
Padova - può generare
ansia ma é un evento
molto comune e
frequentemente
reversibile: non deve
essere confuso con un
inizio di calvizie. La
calvizie vera e propria
avviene invece in
maniera più subdola,
avanzando lentamente. Ma
la quantità di capelli
persi o rimasti non é
l’unico campanello
d’allarme, ricorda lo
specialista: bisogna
tener conto anche della
loro “qualità”. Capelli
opachi, secchi,
fragilissimi sono il
segno di un diradamento
o di un’alopecia
incipiente. E’ opportuno
rivolgersi allo
specialista alla prima
manifestazione di questi
sintomi. Se é vero che é
impossibile evitare
l’alopecia androgenetica
(non ci é dato ancora di
intervenire sul corredo
cromosomico) é
altrettanto vero che si
può tentare di batterla
in anticipo, affidandosi
con fiducia alle nuove
tecniche oggi a
disposizione.
UN PROBLEMA ANCHE
FEMMINILE
Le cifre parlano chiaro:
la calvizie oggi
colpisce sempre più
anche le donne di ogni
età. Ad aver a che fare
con questo problema
sarebbe, secondo le
statistiche, il 35%
della popolazione
femminile al di sotto
dei cinquant’anni.
L’alopecia non segue
nelle donne lo stesso
schema maschile e solo
in rarissimi casi
raggiunge gli stadi più
avanzati. Di norma la
prima parte ad essere
interessata é quella
centrale con ulteriori
diradamenti a raggiera.
Dal punto di vista
chirurgico, la calvizie
femminile viene trattata
con la stessa procedura
di quella maschile:
molto spesso é
sufficiente una singola
seduta chirurgica per
restituire alla chioma
il suo naturale fascino.
COME INTERVENIRE
L’incidenza del problema
calvizie e la negatività
con la quale viene
vissuto nel più ampio
concetto di qualità
della vita hanno spinto
la ricerca tricologica a
prendere in maggior
considerazione il
perfezionamento delle
tecniche di
reinfoltimento del cuoio
capelluto. Con gli anni
la chirurgia della
calvizie si é evoluta
notevolmente, mettendo a
disposizione dei propri
pazienti metodiche
sempre più efficaci e
mini-invasive. Dalle
semplici protesi
all’impianto di capelli
artificiali, dalla
rotazione dei lembi
all’autotrapianto ad
isole il percorso é
stato lento ma
inesorabile. Le
soluzioni fino a ieri
disponibili presentavano
però discreti limiti sia
dal punto di vista dei
risultati che del
disagio post-operatorio.
Oggi la scienza si é
perfezionata al punto
tale che la
ridistribuzione della
capigliatura avviene in
tempi rapidi e con
effetti ottimali. Le
nuove metodiche vedono
l’applicazione di
sofisticate
strumentazioni, tra cui
spicca il laser CO2
pulsato, strumento che
agisce per
vaporizzazione,
consentendo la massima
riduzione del
sanguinamento e la
pronta cicatrizzazione
dei tessuti. Gli
interventi vengono
realizzati in anestesia
locale, accompagnata da
una leggera sedazione,
in regime day hospital,
che vede il ritorno a
casa del paziente poche
ore dopo l’operazione.
Molto é stato raggiunto
anche sotto il profilo
estetico: la linea dei
capelli viene
ricostruita
perfettamente e gli
stessi cresceranno con
una inclinazione
adeguata alla zona. Il
traguardo é
entusiasmante: niente
più il caratteristico
“effetto bambola”
dell’autotrapianto
tradizionale, visibile
all’occhio quanto
inestetico.
NOVITA’: L’AUTOTRAPIANTO
MONOBULBARE A MEZZO
LASER
Trapiantare un bulbo per
volta, riducendo
l’ampiezza delle
incisioni e garantendo
una migliore
ridistribuzione della
chioma. Questo quanto si
propone con successo la
nuova tecnica di
autotrapianto
monobulbare a mezzo
laser, una soluzione che
si rivela ottimale
soprattutto in
combinazione con la
tecnica di scalp
reduction.
“L’autotrapianto
monobulbare a mezzo
laser - riferisce il
dottor Carlo Alberto
Pallaoro - viene
consigliato con più
frequenza a tutti quei
soggetti che presentano
una calvizie non
particolarmente estesa.
I migliori risultati si
hanno su pazienti con
un’età compresa tra i 25
ed i 40 anni, periodo in
cui l’organismo é in
pieno vigore e le
cellule rispondono al
meglio al processo di
cicatrizzazione ed
inglobamento dei bulbi
trapiantati. Nulla
comunque esclude
dall’ottenere risultati
apprezzabili anche in
età più avanzata o in
presenza di un alto
grado di calvizie.” In
quest’ultimo caso, al
fine di ridurre al
minimo l’area glabra da
reinfoltire, si rivela
più vantaggiosa la
tecnica combinata.
L’autotrapianto
monobulbare a mezzo
laser é una tecnica
accessibile a tutti, pur
presentando delle minime
controindicazioni:
l’intervento é off
limits per i soggetti
che soffrono di allergie
o malattie del cuoio
capelluto, per chi non
sopporta l’anestesia o
presenta esiti
cicatriziali (in seguito
ad una ferita,
un’ustione od un
intervento) che
impediscono il trapianto
chirurgico.
LA TECNICA CHIRURGICA
Per un apprezzabile
risultato estetico é
importante programmare a
puntino la quantità e la
qualità dei bulbi da
prelevare e trapiantare.
“Il reinfoltimento - fa
presente il dottor
Pallaoro - dovrà inoltre
tenere conto di quelle
che sono le
caratteristiche
individuali del paziente
(come la forma del viso,
l’età, la personalità)
in modo da raggiungere
una giusta armonia
d’insieme, secondo gli
ultimi canoni della
chirurgia estetica.”
L’area donatrice é in
genere la nuca, dalla
quale viene asportata
un’elisse di cuoio
capelluto contenente i
bulbi geneticamente
attivi. Il prelievo
viene effettutato con il
laser ad anidride
carbonica, in anestesia
locale. La procedura
avviene limitando al
massimo il sanguinamneto,
grazie all’effetto
fotocoaugulante del
laser e all’uso di
particolari sostanze
vasocostrittrici
somministrate durante
l’anestesia. A questo
punto lo specialista
dovrà passare a quella
che forse é la parte più
delicata
dell’intervento: il
sezionamento, una
manovra che richiede la
massima precisione per
il buon successo
dell’autotrapianto.
Oltre a scartare i bulbi
inattivi, il chirurgo
dovrà prestare
attenzione a non
manipolare troppo quelli
da utilizzare per non
mettere a repentaglio
(come avverrebbe con
maggiori probabilità
utilizzando il bisturi)
la loro sopravvivenza.
Selezionati i singoi
bulbi, questi vengono
trapiantati con una
micropinza in una
minuscola fessura creata
dal laser. Tale apertura
é così ridotta (2 mm di
larghezza x 3/4 mm di
lunghezza) che l’innesto
può avvenire
perfettamente lungo
l’attaccatura dei
capelli e seguire la
naturale inclinazione
della specifica zona. I
“nuovi” capelli
inizieranno così a
crescere dopo tre
settimane in maniera
omogenea e con la stessa
direzione, tanto da non
rivelare all’occhio
alcuna traccia del
trapianto. Ma c’é di
più: il vantaggio
rispetto alle altre
tecniche di copertura
(come ad esempio il
mini-microtrapianto) non
é solamente qualitativo
ma anche quantitativo.
“Se la tecnica é stata
eseguita bene -
sottolinea il dottor
Pallaoro - la ricrescita
interesserà almeno l’80%
dei bulbi trapiantati,
un numero davvero
apprezzabile se si tiene
conto che nell’arco di
una singola seduta
tricologica possono
essere innestati anche
un migliaio di
elementi.”
POST-OPERATORIO E
RISULTATI
Dopo la seduta di
autotrapianto
monobulbare a mezzo
laser (la cui durata
oscilla tra i 60 ed i
120 minuti), sulla zona
trattata si formeranno
delle crosticine
destinate a scomparire
nell’arco di una
settimana. Un tempo
minore - in genere 2/3
giorni - per iniziare a
lavarsi i capelli,
utilizzando
preferibilmente una
shampoo delicato
consigliato dello
specialista. Non si
dovrà attendere molto
nemmeno per vedere
spuntare i nuovi
capelli: dopo tre
settimane si potrà
apprezzare la loro
consistenza e constatare
che la loro fase di
crescita é identica a
quella degli altri.
Anzi, ci si stupirà del
fatto che i bulbi
trapiantati, provenendo
da una zona vigorosa
come la nuca, hanno
prodotto capelli più
sani e robusti. Per una
calvizie di dimensioni
ridotte é sufficiente
un’unica seduta ma
qualora il caso lo
richiedesse é possibile
suddividere la pratica
di reinfoltimento in più
intervalli, distanziati
tra loro di alcuni mesi.
I tempi di attesa tra
una seduta tricologica e
l’altra non
costituiscono un limite
per questa tecnica:
serviranno al contrario
per ammirare
gradualmente i risultati
e per adeguare il
proprio ed altrui occhio
ad un reinfoltimento del
cuoio capelluto più
naturale e pressoché
inosservato.
I VANTAGGI
DELL’AUTOTRAPIANTO
MONOBULBARE A MEZZO
LASER
RISULTATI AD EFFETTO
NATURALE
Grazie alla possibilità,
elargita dal laser CO2
pulsato, di trapiantare
i singoli bulbi lungo la
linea dei capelli,
inclinandoli nella
direzione adeguata alla
zona.
SANGUINAMENTO MINIMO
Dovuto all’effetto
fotocoaugulante del
laser (che agisce per
vaporizzazione) e alla
somministrazione in fase
anestesiologica di
particolari sostanze
vasocostrittrici.
GUARIGIONE PIU’ RAPIDA
Il trapianto del singolo
bulbo é una procedura
mini-invasiva: la
fessura creata dal laser
é di microscopiche
dimensioni e si richiude
istantaneamente. La
cicatrizzazione avviene
senza lasciare cicatrici
evidenti.
PRECISIONE ED EFFICACIA
Il laser ad anidride
carbonica pulsato
consente di vaporizzare
la superficie calva (che
così viene ridotta
proporzionalmente) senza
aggredire minimamente i
tessuti circostanti o
causare danni termici.
MINORE MANIPOLAZIONE DEI
BULBI
Sia nella fase di
sezionamento che nella
fase di trapianto.
L’utilizzo di una
micropinza permette di
effttuare questi due
passaggi in maniera
rapida e delicata,
aumentando le
probabilità di
sopravvivenza di ben
oltre l’80%.
SCALP REDUCTION: TEMPI
PIU’ RAPIDI
CON LA TECNICA COMBINATA
Applicata per ridurre il
più possibile l’area
alopecica e per
consentire una più
rapida manovra di
reinfoltimento, la
riduzione dello scalpo
può essere abbinata ora
contemporaneamente
all’autotrapianto
monobulbare a mezzo
laser, in un intervento
eseguito in anestesia
locale in regime day
hospital. La
combinazione delle due
metodiche si rivela
particolarmente indicata
anche quando la
superificie calva é
superiore ai 90 cm2
(soprattutto in caso di
“chierica”), limitando
notevolmente la tecnica
di copertura. Lo scalp
reduction si esegue
prevalentemente sulle
superfici glabre del
vertice (regione
occipitale o
eventualmente
centro-parietale).
“L’escissione - spiega
il dottor Carlo Alberto
Pallaoro, specialista in
chirurgia plastica a
Padova - viene
accompagnata da uno
scollamento reso più
ampio per mezzo di un
insufflatore eolico
(senza superare comunque
la linea nucale).
Eliminata la superficie
calva, i lembi
contrapposti vengono
avvicinati il più
possibile grazie ad un
espansore cutaneo che
agisce a saracinesca.”
Il perfezionamento di
questa tecnica
chirurgica ha migliorato
in questi ultimi tempi
la visibilità della
cicatrice lasciata
dall’intervento. “Per
renderla meno evidente -
spiega il dottor
Pallaoro - io pratico
due suture: una
sottocutanea forte, che
soddisfi la tenuta, e
l’altra esterna, più
delicata, che soddisfi
dal punto di vista
estetico.” Gli esiti
cicatriziali non si
notano comunque con
facilità: l’applicazione
del laser riduce
sensibilmente la
dimensione e lo spessore
della cicatrice che,
assieme all’area glabra
ridimensionata, verrà
nascosta successivamente
dalla crescita dei
capelli.
La “chierica” si può
eliminare con una
singola seduta di scalp
reduction. Se la
superficie calva é
superiore ai 90 cm2, é
preferibile la tecnica
combinata: autotrapianto
+ scalp reduction,
eseguiti
contemporaneamente.
I VANTAGGI DELLO SCALP
REDUCTION
MAGGIORE SCOLLAMENTO
Della parte di cuoio
capelluto rimasta
glabra, ottenuto per
mezzo di un insufflatore
eolico, un tubicino che
“spara” tra i muscoli
pellicciai del cranio ed
il cuoio capelluto getti
calibrati di un’apposita
miscela gassosa.
Sottoposto a tale
pressione, pilotata nei
punti di minore
resistenza, il cuoio
capelluto si dissalda in
modo del tutto naturale,
rispettando l’integrità
dei tessuti e le
strutture vascolari.
POSSIBILITA’ DI
RIMUOVERE GRANDI
SUPERFICI CALVE
Limitando di conseguenza
il ricorso alle altre
tecniche di copertura.
MINORE VISIBILITA’ DEGLI
ESITI CICATRIZIALI
Se di buona fattura, la
cicatrice non si noterà
purché la perdita dei
capelli si sia
stabilizzata.
LE SCHEDE TECNICHE
AUTOTRAPIANTO
MONOBULBARE
A MEZZO LASER CO2
PULSATO
OBIETTIVO
Provvedere ad una
ridistribuzione naturale
della chioma, attraverso
il singolo trapianto di
bulbi propri.
A CHI E’ INDICATO
Utilizzata da sola, la
tecnica é indicata nei
casi di calvizie fino al
IV° grado della scala di
hamilton. Per superfici
calve più estese, si
consiglia invece la
tecnica combinata
(autotrapianto + scalp
reduction).
CONTROINDICAZIONI
¨ Allergie e malattie
del cuoio capelluto
¨ Impossibilità di
sottoporsi all’anestesia
¨ Presenza di cicatrici
che impediscono il
trapianto
ANESTESIA
Locale + sedazione
DURATA
Da 1 a 2 ore
TECNICA
¨ Prelievo e
sezionamento dei bulbi
attivi da un’area
donatrice della nuca
(GRAFICO LASER.JPG)
¨ Trapianto degli stessi
per mezzo di una
micropinza, nella
adeguata sede creata dal
laser (GRAFICO AUT4.JPG)
MEDICAZIONI
Eventuale prescrizione
di una pomata
antisettica ed
antinfiammatoria
RITORNO AL SOCIALE
¨ Ritorno a casa
nell’immediato
post-operatorio
¨ Lavaggio dei capelli a
partire dal 3° giorno,
con un prodotto delicato
¨ Tempo per la
ricrescita dei capelli:
almeno 3 settimane
TECNICA COMBINATA
(AUTOTRAPIANTO
MONOBULBARE LASER CO2
PULSATO + SCALP
REDUCTION)
OBIETTIVO
Accelerare il
reinfoltimento del cuoio
capelluto riducendo la
superficie glabra
(attraverso la riduzione
dello scalpo), limitando
così le operazioni di
copertura.
A CHI E’ INDICATO
A chi presenta superfici
calve particolarmente
estese, anche superiori
ai 90 cm2 (limite
invalicabile per la sola
tecnica di scalp
reduction).
CONTROINDICAZIONI
¨ Allergie e malattie
del cuoio capelluto
¨ Impossibilità di
sottoporsi all’anestesia
¨ Presenza di cicatrici
che impediscono il
trapianto
¨ Perdita dei capelli
non stabilizzata
ANESTESIA
Locale + sedazione
DURATA
Da 2 a 3 ore
TECNICA
¨ Escissione di parte
della superficie
alopecica
¨ Avvicinamento e sutura
dei lembi di tessuto
contrapposto
¨ Prelievo, da una parte
donatrice, dei bulbi
attivi e successivo loro
trapianto nell’area
glabra (sensibilmente
ridotta rispetto a
prima)
MEDICAZIONI
¨ Doppia sutura in
seguito all’intervento
di scalp reduction: una
sottocutanea “forte” e
l’altra esterna più
leggera
¨ Eventuale prescrizione
di una pomata
antisettica ed
antinfiammatoria
RITORNO AL SOCIALE
¨ Ritorno a casa
nell’immediato
post-operatorio
¨ Lavaggio dei capelli a
partire dal 7° giorno,
con un prodotto delicato
¨ Tempo per la
ricrescita dei capelli:
almeno 3 settimane
PERCHE’ NON HANNO AVUTO
SUCCESSO QUESTE TRE
TECNICHE ANTICALVIZIE
ROTAZIONE DEI LEMBI
FINALITA’: Reinfoltire
immediatamente la
chioma, ricoprendo una
calvizie entro il V°
stadio della scala di
Hamilton
METODO: Si solleva nella
parte inferiore della
testa un lembo di cuoio
capelluto provvisto di
capelli e lo si ruota
(in genere verso la
regione frontale) fino a
coprire la zona calva.
LIMITI: Tempi di
guarigione lunghi; esito
cicatriziale molto
visibile; aspetto
“zebrato” della chioma,
determinato dalle linee
frontali ricostruite.
IMPIANTO CAPELLI
ARTIFICIALI
Inserimento di filamenti
artificiali del colore e
della lunghezza adeguati
METODO: I capelli
sintetici vengono
inseriti grazie ad una
microelettro- saldatura,
inclinati di 45° alla
profondità di un
millimetro.
LIMITI: Rischio di
infezioni al cuoio
capelluto; caduta delle
fibre impiantate
(necessaria una seduta
di reinfoltimento
annuale); particolari
attenzioni per la
salvaguardia della
propria chioma.
AUTOTRAPIANTO AD ISOLE
Reinfoltimento del cuoio
capelluto attraverso il
trapianto di propri
capelli.
METODO : Vengono
asportati dei piccoli
cilindri di cuoio
capelluto (isole)
comprendenti bulbi
piliferi e grasso e
ricollocati - previa
segmentazione - nelle
zone calve della testa
LIMITI: Attaccatura dei
capelli “a ciuffetti”
con vistoso effetto
bambola; eventualità che
il cuoio capelluto non
risulti più piatto ma “a
montagnole”.
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trapianto capelli>>>
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